Pubblicato il Marzo 15, 2024

La lotta contro la pelle che ‘tira’ non si vince aggiungendo acqua o olio, ma ricostruendo la sua architettura protettiva.

  • La pelle secca manca dei ‘mattoni’ lipidici (ceramidi) per costruire la sua barriera; la pelle disidratata ha i mattoni ma perde acqua perché la barriera è ‘crepata’.
  • La soluzione è un approccio a 360°: nutrire la barriera dall’interno (dieta), ripararla dall’esterno (cosmetici) e proteggerla dagli aggressori ambientali (acqua calcarea, tessuti).

Raccomandazione: Smetti di concentrarti solo sul sintomo (secchezza o disidratazione) e inizia a curare la causa: la salute del tuo ecosistema cutaneo e della sua barriera lipidica.

Sentire la pelle che tira, vederla spenta, notare piccole rughe o desquamazioni. La diagnosi sembra semplice: la pelle ha bisogno di idratazione. Ma è qui che inizia la confusione. Stai combattendo contro una pelle secca, che per sua natura manca di lipidi, o una pelle disidratata, che ha sete d’acqua? Molti credono che la risposta si trovi in creme più ricche o sieri a base di acido ialuronico. Eppure, spesso, nonostante l’uso di prodotti costosi, il problema persiste o addirittura peggiora. Questo accade perché si sta cercando di riempire un contenitore bucato.

La vera questione non è semplicemente “mancanza di olio” contro “mancanza di acqua”. Il cuore del problema risiede nell’integrità della tua barriera cutanea, quel complesso scudo protettivo che regola ciò che entra e, soprattutto, ciò che non esce. Immagina la tua epidermide come un muro di mattoni: le cellule sono i mattoni e i lipidi (ceramidi, colesterolo, acidi grassi) sono il cemento intercellulare che li tiene insieme. Se questo cemento è carente o danneggiato, il muro diventa instabile e permeabile. L’acqua evapora senza controllo (disidratazione) e la struttura stessa è debole (secchezza).

E se la chiave non fosse continuare ad aggiungere ingredienti, ma fornire alla pelle gli strumenti giusti per riparare da sola il proprio cemento? Questo articolo adotta una prospettiva diversa: quella di un architetto della pelle. Invece di limitarci a distinguere i sintomi, esploreremo le cause profonde del deterioramento della barriera lipidica e definiremo una strategia completa per ricostruirla. Analizzeremo come riparare il “cemento” con i cosmetici giusti, come nutrirlo dall’interno con l’alimentazione e come proteggerlo dagli aggressori quotidiani, molti dei quali specifici del contesto italiano, come la durezza dell’acqua o gli sbalzi termici.

In questa guida approfondita, scopriremo insieme come trasformare la tua pelle da fragile e reattiva a forte, resiliente e luminosa, agendo alla radice del problema. Ecco gli argomenti che affronteremo per diventare veri esperti della nostra barriera cutanea.

Perché le ceramidi sono indispensabili per riparare una pelle che si squama?

Quando la pelle si squama e appare secca, non sta semplicemente chiedendo una crema qualsiasi. Sta lanciando un segnale preciso: il suo “cemento intercellulare” è in crisi. Le ceramidi sono i lipidi più abbondanti nello strato corneo, costituendo circa il 50% di questa matrice che tiene unite le cellule. Sono loro i principali responsabili della coesione e dell’impermeabilità della barriera cutanea. Una loro carenza crea delle vere e proprie “crepe” nell’architettura della pelle, causando desquamazione e una perdita di acqua transepidermica (TEWL) che porta a disidratazione secondaria.

Il problema si accentua con l’età. La produzione naturale di ceramidi diminuisce drasticamente, con una perdita che può arrivare fino al 60% in meno dopo i 40 anni. Questo spiega perché la pelle matura tende a diventare costituzionalmente più secca. Integrare le ceramidi attraverso i cosmetici non è quindi un semplice atto di “nutrimento”, ma una vera e propria terapia di ricostruzione. È come fornire a un muratore i mattoni mancanti per riparare un muro danneggiato. Prodotti come quelli della linea CeraVe, molto diffusi nelle farmacie italiane, basano la loro efficacia proprio su una miscela di tre ceramidi essenziali, colesterolo e acidi grassi, mimando la composizione naturale del cemento lipidico per un’efficacia ottimale.

Tuttavia, non basta applicare una crema. Per massimizzare l’efficacia, è fondamentale seguire una routine strategica. Prima si fornisce l’acqua con un siero a base di acido ialuronico su pelle umida, poi si “sigilla” e si ripara con una crema ricca di ceramidi. Questo approccio “idrata e sigilla” assicura che l’idratazione venga trattenuta e che la barriera abbia i componenti necessari per autoripararsi. Infine, non bisogna dimenticare l’alimentazione: cibi come uova, soia e spinaci possono contribuire a sostenere i livelli di ceramidi dall’interno.

Spalmarsi la vaselina sul viso la sera: trend coreano geniale o disastro per i pori?

Il trend dello “slugging”, che consiste nell’applicare uno strato di vaselina o un altro unguento occlusivo come ultimo step della skincare serale, ha spopolato sui social media. L’idea alla base è semplice e scientificamente valida: creare una barriera fisica che impedisca all’acqua di evaporare dalla pelle durante la notte, riducendo drasticamente la perdita di acqua transepidermica (TEWL). Questo processo permette alla pelle di trattenere la sua idratazione e di utilizzare le ore notturne per riparare più efficacemente la sua barriera naturale.

Ma è una pratica adatta a tutti? La vaselina (Petrolatum) è un ingrediente altamente occlusivo e non comedogenico, il che significa che le sue molecole sono troppo grandi per penetrare e ostruire i pori. Tuttavia, sigillando la superficie cutanea, può intrappolare sebo, sudore e residui di prodotti sottostanti, potenzialmente peggiorando la situazione in caso di pelle grassa o a tendenza acneica. Per la pelle secca, matura o compromessa, invece, può essere un vero toccasana. Come spiega la Dott.ssa Corinna Rigoni, dermatologa a Milano, lo slugging offre benefici notevoli in determinate condizioni:

Soprattutto quando sono presenti determinate patologie, come gli eczemi, con la vaselina si crea una patina che impedisce l’evaporazione dell’acqua, così, rimanendo più idratata, la pelle riesce a ricostituire la sua naturale barriera protettiva.

– Dott.ssa Corinna Rigoni, intervista Harper’s Bazaar

Per chi cerca un’alternativa più “elegante” e multifunzionale alla semplice vaselina, il mercato italiano offre eccellenti balsami riparatori e “cica-creme”. Questi prodotti uniscono l’effetto occlusivo a ingredienti lenitivi e riparatori come la Centella Asiatica, il pantenolo e il burro di Karité. Offrono un’esperienza sensoriale più piacevole e forniscono attivi benefici, non solo una sigillatura passiva. Sono l’interpretazione mediterranea e sofisticata dello slugging, perfetta per chi desidera il massimo beneficio occlusivo senza rinunciare a una formula trattante.

Texture cremosa di balsamo occlusivo su pelle matura vista in macro

L’immagine mostra la texture ricca e traslucida di un balsamo occlusivo applicato sulla pelle, creando una finitura luminosa e protettiva. Questo effetto “glass skin” non è solo estetico, ma è la prova visiva di una barriera che sigilla l’idratazione e protegge la pelle dagli agenti esterni durante la notte, massimizzando i processi di riparazione. La scelta tra la vaselina pura e un balsamo formulato dipende quindi dal tipo di pelle e dalle preferenze personali, ma il principio di “sigillare” l’idratazione rimane una strategia vincente per le pelli secche.

Come proteggere i capillari e la pelle dal freddo estremo quando vai a sciare?

Una giornata sulla neve, tra le vette delle Alpi o degli Appennini, è un piacere per lo spirito ma una vera sfida per la pelle. Il freddo intenso, il vento tagliente e la bassa umidità dell’aria agiscono come potenti aggressori per la barriera cutanea. Il freddo causa vasocostrizione, riducendo l’afflusso di sangue e quindi di nutrienti alla pelle, mentre il vento accelera l’evaporazione dell’acqua, disidratandola rapidamente. Questo attacco combinato non solo rende la pelle secca e screpolata, ma può anche danneggiare i capillari superficiali, specialmente in chi soffre di couperose, causando rossori persistenti.

La protezione durante l’esposizione è fondamentale: una “cold cream”, una crema barriera molto ricca e con una bassa percentuale d’acqua, è indispensabile. Questi prodotti creano un film lipidico isolante che protegge fisicamente la pelle dal freddo e dal vento. Va applicata generosamente su viso, collo e labbra prima di uscire, senza dimenticare una protezione solare ad alto SPF, poiché la neve riflette fino all’80% dei raggi UV, aumentando il rischio di scottature e danni a lungo termine.

Tuttavia, la cura non finisce con l’ultima discesa. Il rituale post-sci è altrettanto cruciale per riparare i danni e ripristinare l’equilibrio della pelle. Appena rientrati al caldo, è importante agire con delicatezza per non stressare ulteriormente una pelle già provata. Un protocollo riparatore efficace può fare la differenza tra una pelle che recupera rapidamente e una che rimane arrossata e irritata per giorni. Ecco i passaggi chiave:

  • Detersione delicata: Utilizzare un latte detergente o un olio, massaggiandolo su pelle asciutta e rimuovendolo con acqua tiepida, mai calda.
  • Azione lenitiva: Applicare un siero con attivi calmanti come la centella asiatica, la camomilla o la niacinamide per ridurre i rossori.
  • Reidratazione intensiva: Una maschera in tessuto imbibita di acido ialuronico e aloe vera per 15-20 minuti aiuta a ripristinare le riserve d’acqua.
  • Nutrimento profondo: Massaggiare qualche goccia di un olio ricco di Omega 3 e 6, come l’olio di rosa mosqueta o di argan, per reintegrare i lipidi.
  • Sigillatura notturna: Concludere con una crema barriera o un balsamo riparatore per sigillare l’idratazione e favorire la rigenerazione durante la notte.
  • Idratazione interna: Bere tisane calde o brodi aiuta a reidratare il corpo dall’interno e a promuovere il benessere generale.

Omega 3 e noci: quanto incidono i grassi che mangi sulla morbidezza della tua pelle?

Abbiamo visto come riparare la barriera cutanea dall’esterno, ma l’architettura della nostra pelle si costruisce prima di tutto dall’interno. I lipidi che applichiamo con le creme sono fondamentali, ma quelli che introduciamo con la dieta sono i veri e propri mattoni con cui il nostro corpo produce il “cemento intercellulare”. Una dieta povera di grassi “buoni”, come gli acidi grassi essenziali (EFA) Omega-3 e Omega-6, si traduce inevitabilmente in una pelle più secca, fragile e incline all’infiammazione.

Questi acidi grassi sono definiti “essenziali” perché il nostro corpo non può produrli autonomamente e deve assumerli tramite l’alimentazione. L’Omega-6 (acido linoleico) è un componente diretto delle ceramidi, cruciale per l’impermeabilità della barriera. L’Omega-3 (acido alfa-linolenico) ha potenti proprietà antinfiammatorie, che aiutano a calmare rossori e irritazioni. L’equilibrio tra i due è fondamentale: la dieta moderna tende ad essere troppo ricca di Omega-6 e povera di Omega-3. Le linee guida dermatologiche indicano un rapporto ottimale tra Omega-6 e Omega-3 di circa 4:1 per una pelle sana e resiliente.

La dieta mediterranea, ricca di prodotti del territorio italiano, è un modello eccellente per raggiungere questo equilibrio. Integrare quotidianamente fonti di grassi buoni è una strategia potente per migliorare la morbidezza e l’elasticità della pelle. Un piano settimanale di “nutrizione lipidica” potrebbe includere:

  • Frutta secca: 30g di Noci di Sorrento IGP o mandorle siciliane come snack forniscono Omega-3 e vitamina E.
  • Pesce azzurro: Salmone, sgombro o acciughe del Mar Ligure, consumati 2-3 volte a settimana, sono le fonti più ricche di Omega-3 (EPA e DHA).
  • Oli vegetali di qualità: L’olio extra vergine di oliva toscano a crudo è un pilastro, ma è utile variare con olio di semi di lino (ricco di Omega-3) aggiunto a yogurt o insalate.
  • Semi e altri alimenti: Semi di lino e di chia macinati, così come l’avocado, sono altre eccellenti fonti vegetali di grassi sani.

Mangiare questi alimenti non è solo un bene per la salute generale; è un vero e proprio trattamento di bellezza che agisce alla fonte, fornendo alla pelle le materie prime per costruire una barriera forte, elastica e luminosa. La morbidezza che senti al tatto sarà il riflesso di una struttura interna ben nutrita e funzionale.

Raffinato o grezzo: quale burro di Karité nutre davvero in profondità senza additivi?

Il burro di Karité è uno degli ingredienti più celebri e amati per il nutrimento della pelle secca. Ricco di acidi grassi, vitamine e composti insaponificabili, è un emolliente eccezionale che ammorbidisce, protegge e aiuta a riparare la barriera cutanea. Tuttavia, non tutti i burri di Karité sono uguali. La differenza fondamentale risiede nel processo di lavorazione: può essere grezzo (o puro) oppure raffinato, e questa distinzione impatta enormemente sulla sua efficacia.

Il burro di Karité grezzo viene estratto con metodi tradizionali, solitamente manuali o a pressione, che preservano tutte le sue preziose componenti. Mantiene il suo caratteristico colore giallastro e un odore nocciolato. È ricco della cosiddetta “frazione insaponificabile”, un insieme di sostanze (come esteri dell’acido cinnamico, fitosteroli, karitene) che non si trasformano in sapone e che possiedono straordinarie proprietà antinfiammatorie, antiossidanti e riparatrici. Questa frazione è il vero tesoro del Karité.

Al contrario, il burro di Karité raffinato subisce un processo industriale ad alte temperature con l’uso di solventi chimici (come l’esano) per renderlo bianco, inodore e più stabile. Questo processo, però, è distruttivo. Secondo Karethic, un produttore francese specializzato in Karité biologico e fair trade, il burro di karité raffinato perde dal 50 all’80% delle sue proprietà riparatrici, inclusa la preziosa vitamina A e l’acido linoleico, componenti chiave per la rigenerazione della barriera. Il prodotto finale è un grasso emolliente, ma privo della maggior parte dei suoi principi attivi curativi. In pratica, ammorbidisce la pelle in superficie, ma non la “nutre” né la ripara in profondità.

Per essere sicuri di acquistare un prodotto che nutra davvero, è essenziale scegliere un burro di Karité puro, grezzo e non raffinato, preferibilmente da agricoltura biologica e commercio equosolidale. Marchi come L’Occitane, ad esempio, hanno costruito una solida reputazione basata sul commercio equo e solidale del Karité dal Burkina Faso, garantendo non solo la purezza del prodotto ma anche il sostegno economico alle cooperative di donne che lo producono con metodi ancestrali. Leggere l’etichetta e cercare le certificazioni è il modo migliore per assicurarsi di fornire alla propria pelle non un semplice emolliente, ma un vero e proprio concentrato di natura riparatrice.

Lana, seta o viscosa: quale tessuto scegliere per resistere agli sbalzi termici italiani?

La protezione della barriera cutanea non si ferma ai cosmetici o alla dieta; coinvolge anche ciò che mettiamo a contatto con la pelle per la maggior parte della giornata: i tessuti. Per chi ha una pelle secca, sensibile o con couperose, la scelta dell’abbigliamento è una componente strategica della cura della pelle, specialmente in un paese come l’Italia, caratterizzato da notevoli sbalzi termici tra ambienti interni riscaldati e l’esterno freddo.

I tessuti sintetici come il poliestere e l’acrilico sono spesso problematici. Sono poco traspiranti e tendono a intrappolare l’umidità. Quando si passa da un ambiente freddo a uno caldo, il corpo suda; questi tessuti non permettono al sudore di evaporare, creando un microclima umido a contatto con la pelle che, paradossalmente, una volta raffreddato, porta a una rapida disidratazione e può favorire irritazioni. Le fibre ruvide, inoltre, possono causare un’irritazione meccanica che peggiora la condizione di una barriera già fragile.

Le fibre naturali, al contrario, offrono una termoregolazione superiore. L’eccellenza tessile italiana, concentrata in distretti come Biella e Como, ci insegna molto. La lana merino extrafine, con le sue fibre sottilissime, non “pizzica” come la lana tradizionale. È eccezionalmente traspirante, assorbe l’umidità senza dare la sensazione di bagnato e la rilascia gradualmente, mantenendo la pelle asciutta e a una temperatura costante. La seta, la cui struttura proteica è molto simile a quella della pelle umana, è ipoallergenica, liscia e incredibilmente termoregolatrice: fresca d’estate e calda d’inverno. È la scelta ideale per lo strato a contatto diretto con la pelle.

Una strategia di “layering” o vestizione a strati intelligente, utilizzando i tessuti giusti, è la soluzione migliore per affrontare gli sbalzi termici e proteggere la pelle:

  • Primo strato (a contatto con la pelle): Un top in seta, modal o micromodal. Queste fibre liscissime e ipoallergeniche prevengono le irritazioni.
  • Secondo strato (isolante): Un maglione in lana merino fine o cashmere. Queste fibre forniscono un isolamento termico ottimale senza essere pesanti e garantendo la massima traspirabilità.
  • Terzo strato (protettivo, se necessario): Un cappotto o una giacca in fibre naturali come la lana cotta o il cotone pesante.
  • Cosa evitare: Limitare il contatto diretto con poliestere, acrilico e fibre ruvide che possono irritare meccanicamente la pelle e i capillari.

La scelta consapevole dei tessuti è un aspetto spesso trascurato ma fondamentale per gestire la reattività della pelle agli sbalzi di temperatura.

Perché l’acqua del rubinetto in Italia può essere il nemico n.1 della tua epidermide?

Uno dei gesti più comuni nella nostra routine quotidiana, lavarsi il viso, potrebbe essere la causa nascosta di secchezza e irritazione persistente. Il colpevole? Il calcare disciolto nell’acqua del rubinetto. La “durezza” dell’acqua, che indica la sua concentrazione di sali di calcio e magnesio, varia enormemente sul territorio italiano. Secondo un’analisi di Nomisma-Culligan, ci sono ben 883 comuni italiani con acqua classificata come molto dura, incluse grandi città come Roma e Bologna.

Quando l’acqua dura entra in contatto con la pelle, ha un duplice effetto negativo. In primo luogo, i minerali come il calcio si depositano sulla cute, alterandone il pH fisiologicamente acido e compromettendo la funzione barriera. In secondo luogo, questi minerali reagiscono con i tensioattivi dei detergenti, formando composti insolubili che non solo sono difficili da risciacquare, ma che si depositano sulla pelle, ostruendo i pori e lasciando una sensazione di secchezza e “pelle che tira”. In pratica, l’acqua dura spoglia la pelle dei suoi preziosi lipidi naturali e la lascia coperta da un velo minerale irritante.

Conoscere la durezza dell’acqua nella propria zona è il primo passo per prendere contromisure. Le regioni italiane presentano notevoli differenze, come evidenziato dalla mappa della durezza dell’acqua.

La tabella seguente, basata su un’analisi comparativa della durezza dell’acqua in Italia, offre una panoramica chiara della situazione regionale.

Mappa della durezza dell’acqua per regione italiana (°F)
Classificazione Regioni Durezza (°F)
Acqua dolce Friuli, Sardegna, Umbria <15
Acqua media Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Trentino, Veneto, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata 15-25
Acqua molto dura Emilia Romagna, Marche >35
Acqua dura Lombardia, Toscana, Lazio, Calabria, Sicilia 25-35

Se vivi in una zona con acqua dura o molto dura, la soluzione più semplice ed efficace è evitare il contatto diretto dell’acqua del rubinetto con il viso. Si possono adottare alternative per la detersione, come l’uso di un’acqua micellare di qualità da applicare con un dischetto di cotone, senza necessità di risciacquo. Un’altra opzione è utilizzare acque spray termali o floreali per rimuovere gli ultimi residui di detergente. Per chi non vuole rinunciare al risciacquo, installare un filtro addolcitore sul rubinetto del bagno può essere un investimento che trasforma radicalmente la salute della pelle.

Applicazione acqua micellare su viso con dischetto di cotone

Da ricordare

  • La salute della pelle dipende dall’integrità del suo “cemento intercellulare”, una matrice di lipidi composta principalmente da ceramidi.
  • Una strategia efficace non si limita a idratare, ma deve “sigillare” l’idratazione con prodotti occlusivi per impedire l’evaporazione dell’acqua.
  • La ricostruzione della barriera è un processo a 360° che include la nutrizione interna (dieta ricca di Omega), la riparazione esterna (cosmetici) e la protezione dagli aggressori (acqua calcarea, tessuti sintetici).

Olio di Jojoba o Argan: quale olio è chimicamente più simile al sebo umano e non unge?

Nel vasto mondo degli oli vegetali, due nomi spiccano per la cura della pelle: Jojoba e Argan. Sebbene entrambi siano eccellenti, hanno caratteristiche diverse che li rendono adatti a scopi specifici. La chiave per scegliere l’olio giusto è capire la sua composizione chimica e come interagisce con la nostra pelle. L’olio di Jojoba non è tecnicamente un olio, ma una cera liquida. La sua struttura molecolare è straordinariamente simile a quella del sebo umano. Questa bio-compatibilità gli permette di penetrare facilmente nella pelle senza ungere e, soprattutto, di regolare la produzione di sebo. È un eccellente riequilibrante, ideale sia per la pelle secca (a cui fornisce i lipidi mancanti) sia per quella mista (che aiuta a non produrre sebo in eccesso).

L’olio di Argan, d’altra parte, è un vero e proprio olio, più ricco e denso. È un tesoro di acidi grassi essenziali (come l’acido oleico e linoleico) e di Vitamina E, un potente antiossidante. È eccezionalmente nutriente e riparatore, perfetto per le pelli mature, molto secche o danneggiate dal sole. La sua azione è più focalizzata sul nutrimento profondo e sulla lotta contro i radicali liberi.

Ma perché limitarsi a uno solo? La vera magia sta nel creare una miscela personalizzata che combini le proprietà di diversi oli per un’azione sinergica. Unendo la capacità sebo-regolatrice del Jojoba, il nutrimento dell’Argan, l’azione antiossidante di oli italiani come quello di vinaccioli (un sottoprodotto prezioso dell’industria vinicola, ricco di polifenoli e leggerissimo al tatto) e il potere rigenerante della Rosa Mosqueta, si può creare un siero-olio su misura per le esigenze della pelle matura e secca. Questa non è semplice idratazione, è fornire alla pelle un cocktail personalizzato di “mattoni” lipidici per ricostruire la sua architettura.

Il tuo piano d’azione: Ricetta siero-olio viso personalizzato per pelle matura

  1. Prepara la base sebo-affine: In un flacone di vetro scuro da 50 ml, versa 15 ml (30%) di olio di Jojoba. Questo garantirà un assorbimento rapido e un’azione riequilibrante.
  2. Aggiungi il nutrimento profondo: Aggiungi 20 ml (40%) di olio di Argan. Questo apporterà acidi grassi essenziali e Vitamina E per un’azione nutriente e antiossidante.
  3. Integra l’azione anti-età: Versa 10 ml (20%) di olio di vinaccioli italiano. La sua texture leggera e il contenuto di polifenoli combatteranno l’invecchiamento senza appesantire.
  4. Potenzia la rigenerazione: Completa con 5 ml (10%) di olio di Rosa Mosqueta. Le sue proprietà cicatrizzanti e antirughe lavoreranno su macchie e segni del tempo.
  5. Personalizza con l’aromaterapia (opzionale): Aggiungi 2-3 gocce di olio essenziale di lavanda (lenitivo) o geranio (riequilibrante), agita bene e lascia riposare per 24 ore. Utilizza 3-4 gocce ogni sera su viso e collo, massaggiando delicatamente.

Padroneggiare la scelta degli oli vegetali ti permette di creare trattamenti su misura per le esigenze uniche della tua pelle.

Scritto da Moretti Alessandro, Maestro pellettiere fiorentino e restauratore di accessori di lusso con 20 anni di esperienza. Esperto nella cura, manutenzione e valutazione di borse, scarpe e oggettistica in pelle.